Storie di Donne: Barbara Del Sarto si racconta, tra pallavolo, vip e makeup!

Ho conosciuto Barbara Del Sarto quando lavoravo come giornalista freelance. La beauty editor di una testata per cui lavoravo mi aveva chiesto di sostituirla a una presentazione della nuova linea di make up firmati Giorgio Armani Cosmetics (oggi Armani Beauty).
Barbara ci raccontava le performance dei vari prodotti e mentre parlava, ero rimasta colpita non solo dalla sua professionalità ma anche dalla passione che trasmetteva con le sue parole, dal suo sorriso sincero, dalla sua gentilezza e…dalla sua bellezza! Mi ricordo che Barbara truccò tutte noi giornaliste e quando uscii dagli studi per tornare a casa… mi sentivo molto osservata! Barbara mi aveva donato un glow pazzesco: ero truccata in modo favoloso ma…non c’era alcun dettaglio che strillasse più di altri, tipo un fondotinta troppo spesso, un mascara esagerato o un rossetto trendy ma stonato: era tutto così invisibilmente armonioso! Da quel giorno non mi sono più fatta scappare Barbara: l’ho intervista molte volte e lei mi ha sempre raccontato tantissimi “trucchi sui trucchi”, se così si può dire. Ora vi lascio all’intervista: scoprirete i vip che ha truccato sui set, come è nata la sua grande passione per il make up e… un consiglio per noi over50!

Iniziamo subito con una domanda classica: quali vip sono passati dai tuoi pennelli?
È una lista lunghissima! Cito alcuni nomi che in qualche modo mi hanno colpito per empatia o per carisma. Prima tra tutte Roberta Armani che seguo ormai da molti anni, Giorgio Armani, Sophia Loren, George Clooney, Marillon Cotillard, Kitty Spencer, Elisa Sednaui, Margherita Bui, Laura Morante, Rula Jebral, Kasia Smutiak, Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Luciana Litizzetto….e molte, molte altre/i.

Da pallavolista a modella a make up artist: curioso il tuo percorso!
Non so dirvi esattamente il perchè ma ho vissuto tutti questi cambiamenti come passaggi molto naturali, forse perché ho sempre amato questo mondo e forse anche perché ho incontrato le persone che hanno fatto maturare in me l’idea di poterlo fare in modo professionale. È iniziato per caso ed è diventato reale!
Fin da bambina vedevo tanti cartoni animati incentrati sulla pallavolo. Erano gli anni 80 e “ Mimì Aiuara” era il mio mito. Perciò dopo aver giocato in cortile con gli amici, è arrivata l’occasione di giocare a pallavolo in una prima squadra che mi ha formata dandomi la possibilità di essere scelta dalla primavera del Pantera, allora era la squadra di serie B della mia città Lucca. Con sudore, sacrifici e passione sono poi passata in prima squadra di cui ho davvero un ricordo bellissimo! Da pallavolista a modella, il passaggio non è stato immediato. Quando ho deciso di lasciare la pallavolo ho provato a fare alcune sfilate più per gioco che per lavoro… una volta però che le persone ti vedono e ti conoscono ti richiamano. Così è iniziato tutto.
All’epoca frequentavo anche la scuola di designer, quindi c’era un attinenza con quello che amavo di più: la moda! Da Firenze con la mia prima agenzia sono arrivata a lavorare a Milano, Roma, Parigi e poi in giro per il mondo. Anche questa è stata un’esperienza bellissima, molto divertente ma soprattutto formativa. Mi sono fatta le ossa caratterialmente e ho imparato a gestirmi da sola fin da molto giovane, viaggiando tantissimo e conoscendo persone diverse tra loro per cultura ed interessi. Nel mio caso, il passare degli anni ha segnato il cambiamento… Ed ecco che, a un certo punto, ho capito che non avrei continuato a lungo a fare la modella, quindi ho iniziato a pensare al makeup. In fondo avevo già molti contatti, si trattava di fare un pò di gavetta ma poi avrei avuto tra le mani un mestiere privo di deadline. Perfetto per me che ormai avevo quasi 30 anni.

Qualcuno, nella tua vita, ti ha indirizzata verso il mondo del makeup?
S! C’è stato un amico, oggi un collega, che mi ha insegnato le basi, la tecnica e mi ha mostrato la sua personale visione del “trucco”. È stato lui a farmi fare il salto e a provare. È stata una vera fortuna perché da lì in poi il makeup è diventata la mia amata professione.

Qual è la parte più divertente e quella più complessa del lavoro di makeup artist?
Mi piace molto la concitazione del backstage prima della sfilata. Quell’atmosfera trepidante che esplode nell’applauso finale della passerella. Amo fare formazione e adoro gli eventi glamour come gli Oscar’s award, il festival di Cannes o di Venezia. La parte invece sicuramente più complessa è connettersi con chi richiede il mio servizio makeup, per esempio, per il suo matrimonio. Per questo evento speciale devo conoscere le sue abitudini, i suoi obiettivi e soprattutto le sue caratteristiche fisiche e cromatiche. Solo dopo si studia il make-up giusto non solo per valorizzarla ma anche per valorizzare il suo evento. Tutto questo richiede una grande preparazione sia in termini tecnici ma anche in termini umani, perché l’empatia è l’ingrediente segreto di questa ricetta.

Quindi un po’ di psicologia serve sicuramente nel tuo lavoro?
È fondamentale. Direi è alla base del mio lavoro. È completamente inutile che io proponga un bellissimo rossetto ad una donna se poi lei con quel colore non si sentirà a proprio agio. Il makeup e quindi di conseguenza il makeup artist deve saper esaltare la persona facendola sentire bellissima e perfetta con quel look. Questo è il mio goal ogni volta che trucco qualcuno e tutto questo non potrebbe essere possibile senza la psicologia.

Come è cambiato il tuo lavoro da quando hai iniziato a oggi?
È cambiato moltissimo, una volta era tutto molto più lento, i social non esistevano ancora, i prodotti non erano così all’avanguardia, perfino le connessioni erano differenti. Ho iniziato facendo una dura gavetta, assistendo i grandi makeup artist e imparando da loro i veri segreti del trucco. Non solo in termini tecnici ma anche in termini di pubbliche relazioni e comportamento sui vari set. Oggi noto che le cose sono da una parte semplificate, ma dall’altra anche rese più difficili dall’ampia offerta di persone che gravitano in questo settore. Insomma il mio lavoro è in continua evoluzione, la chiave di volta è riuscire a stare al passo con i tempi seguendo la velocità del cambiamento.

Il tuo lavoro ti ha permesso di conciliare lavoro e famiglia oppure no?
Si è stato possibile, naturalmente questo ha comportato alcune scelte, in primis quella di rimanere sul territorio italiano come base fissa. Mi sarebbe piaciuto provare a spostarmi vivendo a Parigi e a New York per approfittare delle differenti piazze di lavoro, oppure a Los Angeles e provare a lavorare nel cinema, ma ovviamente non è stato possibile. Quando si decide di avere una famiglia con figli occorre fare il meglio che si può, cercando di non togliere né all’una né all’altra. Oggi sono molto felice di aver intrapreso questa strada perché la famiglia è quanto di meglio si possa avere nella vita!

Un consiglio pratico per noi over 50: cosa non dovrebbe mai mancare nella nostra trousse trucco e cosa possiamo tranquillamente fare a meno?
Arrivate ai 50 la nostra pochette deve essere ben fornita di tutti quei prodotti che ci regalano freschezza! Anche se per fortuna le 50enni di oggi sono le 30enni di ieri, non dobbiamo mai dimenticarci che il colore dà energia quindi un rossetto può cambiare sicuramente il nostro volto, come lo fa un buon fondotinta e un fantastico mascara. Questi 3 elementi, se vuoi i più banali e comuni, sono in realtà quanto di meglio si possa avere per la buona riuscita di un look per noi che ci sentiamo ancora delle ragazze!

Grazie Barbara!