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Storia di Donne: Raimonda Boriani come vive la Danzaterapia
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Storia di Donne: Raimonda Boriani come vive la Danzaterapia

Un bel ritratto di Raimonda Boriani

Le Beauty’s Angels conoscono Raimonda da tanti anni. Prima come giornalista scientifica (esperta ed affidabile come poche, credete a noi), poi come donna coraggiosa e leale, pronta a rialzarsi davanti alle intemperie della vita. Questa sua ultima tappa professionale, la Danzaterapia, ci ha affascinato e speriamo tanto che ispiri anche a voi pensieri positivi.

Come sei arrivata a fare della Danzaterapia la tua professione?

«La ghianda non vuole forse diventare una bellissima quercia?». Prendo a prestito le parole di James Hillman nel testo che ha cercato di coniugare psicologia e bellezza, “Il codice dell’anima”. La “teoria della ghianda”, infatti, richiama l’idea «che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente in lei prima di poter essere vissuta». La ghianda non indulge in filosofie di ampia portata: eccita, chiama, pretende. E sceglie un “compagno segreto” (il daimon dei greci, il genius dei latini, l’angelo custode dei cristiani), che motiva, insistendo con ostinata fedeltà.

Tutti noi, prima o poi, abbiamo provato la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada. E la mia è iniziata nel mondo della bellezza, passando per l’ideazione di un approccio formativo che ho denominato HumanTouchTM: il fattore umano rende possibile comunicare la bellezza attraversando l’anima. L’ho sperimentato nella vita personale, ‘imbibita’ di profumi per imprinting familiare e ‘nutrita’ di psicologia in qualità di Gestalt Counselor (diplomata al Centro Studi Terapia della Gestalt), così come nell’esperienza professionale, come giornalista nel settore beauty & healthcare e trainer in tecniche di comunicazione per consulenti in ambito estetico.

Così, alcuni anni fa, ho iniziato a esperire dapprima il Metodo Laban-Bartenieff: uno strumento che arricchisce la conoscenza del corpo in movimento nell’aspetto funzionale, espressivo e comunicativo. Poi il Body-Mind Centering di Bonnie Bainbridge Cohen, un approccio integrato all’analisi e alla rieducazione del movimento somatico: attraverso l’embodiment e la riorganizzazione degli schemi di sviluppo senso-motorio accresce la consapevolezza e l’efficienza con cui ci si muove nel mondo. Qui è molto interessante l’esplorazione di tutti i sistemi corporei (ossa, muscoli, articolazioni, fluidi…), nonché dell’arte del tocco delle mani e della vocalizzazione.

Infine, ho conosciuto il metodo Risvegli – Maria Fux: qui è scattato l’amore. Partendo dalla propria esperienza artistica (come danzatrice e coreografa) e dalla consapevolezza dell’enorme potere espressivo e comunicativo della danza, Maria Fux ha elaborato una metodologia profonda ma semplice e alla portata di tutti che, attraverso la forma artistica della danza, consente di incontrare e fare incontrare persone di qualunque età e in qualsiasi condizione psicofisica. La mia professione è (e rimane) la relazione di aiuto: che si tratti di counseling, danzaterapia o giornalismo scientifico divulgativo.

Raimonda Boriani durante una performance

Ti va di ricordarci un po’ di cose della Danzaterapia?

Nell’ambito della scienza cognitiva incarnata, la psicologia ha recentemente dimostrato che il corpo e il suo movimento hanno implicazioni dirette su affettività e atteggiamenti, cognizione e azione. Il feedback propriocettivo e cinestetico del corpo derivante da gesti e posture può influenzare significativamente emozioni e ragionamento. Azioni semplici come la flessione o l’estensione del braccio (esplicitazione di avvicinamento ed evitamento attraverso un comportamento motorio) possono avere effetti diretti persino sull’apprendimento. «La terapia altro non è – dice Maria Fux – che un cambiamento per sentirsi meglio».

Se possiamo definire la danzaterapia un’attività creativa e culturale, nell’ambito delle discipline umanistiche e della relazione di aiuto (come, tra l’altro, è il counseling), non stupisce che i “cambiamenti” di cui parla Maria, producano delle trasformazioni nella persona, dato che oggi sappiamo che la dimensione culturale comunica con la dimensione biologica e la influenza. Ogni incontro porta in sé un tema che viene sviluppato in modo creativo, grazie a una musica e a un oggetto, uno stimolo reale o immaginario, come ad esempio palloncini, piume, elastici, teli, ecc.

Come si diventa danzaterapeuti?

Vi sono varie scuole e approcci, comunque il percorso si articola in un triennio con 1200 ore (in pratica due weekend al mese) di formazione di cui 190 di tirocinio. Tra le materie, nell’area culturale troviamo psicologia generale e dinamica, disabilità, dipendenze patologiche, invecchiamento e malattie degenerative nell’anziano.

Poi gli insegnamenti più legati alla coreutica, tra cui danza creativa, voce ed espressione corporea, storia e modelli di danzaterapia, teoria e tecnica del setting, conduzione, supervisione. Le applicazioni sono tante: in campo infantile, con la disabilità, le dipendenze, gli anziani. E gli adulti: con l’accezione di “danza creativa”, si può dare forma a ricordi, emozioni e pensieri, sperimentando la propria espressività e gioia di vivere.

Raimonda Boriani durante una performance

La danzaterapia ti ha cambiata? Se sì come?

Il mondo della danza è il mondo della vita. E la relazione corpo-mente è biunivoca: un movimento è espressione di contenuti interiori e può modificare la nostra interiorità, i nostri timori le nostre resistenze. Persino cambiare la percezione dei nostri limiti.

Di fatto, se è vero che il limite (confine, concreto o immaginale, che non si può o si deve superare) riduce la nostra libertà, è altrettanto vero che la dilata, in quanto infonde sicurezza nel potersi ‘appoggiare’ e da lì (ri)partire. Scrive Maria Fux. “All’entrare in contatto con una superficie immobile come il suolo, perdiamo le nostre paure e troviamo la fiducia per alzarci in piedi”. Ma c’è una condizione: bisogna provarlo con il corpo (non raccontarlo). E così comprendere davvero che (nonostante tutto), “Si può”. Sempre.

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